Se qualcuno vi dice che in Ciociaria si fa Cabernet, la reazione istintiva è pensare a una moda recente. Non lo è: in Valle di Comino il Cabernet si coltiva dalla metà dell'Ottocento, ed è una delle storie enologiche più curiose del Lazio.
Pasquale Visocchi e i vitigni francesi
L'origine della denominazione si lega al lavoro dell'agronomo Pasquale Visocchi, che dopo aver appreso in Francia i segreti della vinificazione impiantò viti di Cabernet e Merlot nel territorio di Atina, al centro della Valle di Comino. Era la metà del XIX secolo, e la scelta di portare vitigni bordolesi in una valle appenninica del Lazio meridionale era tutt'altro che ovvia.
Quella intuizione ha retto: oggi Atina DOC è una denominazione riconosciuta, ed è l'unica del Lazio a fondarsi sui vitigni internazionali di quella famiglia.
Cosa prevede la denominazione
La DOC Atina comprende quattro tipologie di rosso — Atina rosso, Atina rosso Riserva, Atina Cabernet e Atina Cabernet Riserva — e una di bianco, l'Atina Semillon. L'Atina Cabernet si ottiene da Cabernet Sauvignon e/o Cabernet Franc per almeno l'85%, con un massimo del 15% di altre uve a bacca nera.
Dove si assaggia
Le cantine della denominazione si trovano nei borghi della valle, a poca distanza da Sora. Molte praticano la vendita diretta e organizzano degustazioni, ma orari e disponibilità variano: conviene contattarle in anticipo, soprattutto fuori stagione, per non fare la strada a vuoto.
In alternativa, i festival e le sagre della valle propongono spesso degustazioni di Cabernet, a volte insieme al tartufo locale. È un modo meno strutturato ma più conviviale per farsi un'idea, e non richiede prenotazione.
Perché vale una gita
Un vitigno francese in una valle appenninica
La cosa che rende insolita questa denominazione è la sproporzione fra la scala e l'ambizione. Non stiamo parlando di una grande zona vitivinicola: la Valle di Comino è una conca appenninica con borghi piccoli e nessuna vocazione industriale al vino. Eppure qui, a metà Ottocento, qualcuno decise di impiantare vitigni bordolesi invece dei vitigni locali, e quella scelta ha retto per oltre un secolo e mezzo fino a diventare una denominazione riconosciuta.
È un promemoria utile su quanto la storia agricola italiana sia meno uniforme di come viene raccontata. Il Lazio meridionale non è una terra di Cabernet nell'immaginario di nessuno, e proprio per questo la sorpresa funziona.
Come organizzare una visita in cantina
Le cantine della denominazione si trovano nei borghi della valle, a poca distanza da Sora, e molte praticano la vendita diretta. Le degustazioni però non sono un servizio sempre attivo: sono realtà piccole, spesso a conduzione familiare, con orari che cambiano con la stagione e con il lavoro in vigna. Contattarle in anticipo non è una formalità — è la differenza fra una visita e una strada fatta a vuoto, soprattutto fuori stagione.
Chi non vuole prendere appuntamenti ha un'alternativa: i festival e le sagre della valle propongono spesso degustazioni, a volte abbinate al tartufo locale. È un contesto meno tecnico ma più conviviale, non richiede prenotazione e permette comunque di farsi un'idea del profilo dei vini della zona.
La gita, oltre al vino
Anche chi non ha particolare interesse per l'enologia ha un buon motivo per prendere questa direzione: la Valle di Comino è bella di per sé, e la scusa del vino è il modo migliore per attraversarla con calma invece che di corsa. Si sale verso Atina, si guarda la valle dall'alto, si passa da un borgo all'altro. Il vino, a quel punto, diventa il modo per portarsi a casa qualcosa di quel paesaggio.
Perché la Valle di Comino è bella di per sé, e la scusa del vino è un buon motivo per attraversarla con calma. Si sale verso Atina, si guarda la valle dall'alto, si passa da un borgo all'altro. Il vino, a quel punto, diventa il modo per portarsi a casa qualcosa di quel paesaggio.
Parcheggio gratuito per chi gira in auto
Il B&B Piazza Noua 1831 mette a disposizione il parcheggio gratuito: comodo per chi usa Sora come base per le cantine e i borghi della Valle di Comino.