La Certosa di Trisulti si annuncia da lontano: un lungo edificio bianco adagiato sul fianco della montagna, in mezzo ai boschi dei Monti Ernici, sopra Collepardo. Ci si arriva per una strada che sale, e già la salita fa parte dell'esperienza: quando si scende dall'auto, il silenzio è la prima cosa che si nota.
Da San Domenico ai certosini
La storia del luogo comincia prima della Certosa. Poco prima dell'anno Mille, san Domenico di Sora — lo stesso che a Sora fondò l'abbazia che porta il suo nome — vi stabilì un monastero benedettino. Nel 1204, per volontà di papa Innocenzo III, quel nucleo fu affidato ai certosini e prese la forma attuale, con al centro la chiesa di San Bartolomeo, consacrata nel 1211. Dal 1947 la comunità certosina è stata sostituita da quella cistercense.
È una filiazione che vale la pena tenere a mente per chi soggiorna a Sora: l'abbazia in centro città e il monastero sulla montagna nascono dalla stessa persona, a pochi anni di distanza l'una dall'altro.
L'antica farmacia
Il pezzo forte della visita è la farmacia settecentesca. Fino all'età moderna, la produzione di medicamenti e liquori è stata una delle attività principali della Certosa: i monaci raccoglievano le erbe sui monti circostanti e preparavano unguenti e rimedi che conservavano in vasi di terracotta. La farmacia che si visita oggi conserva arredi, decorazioni e contenitori, ed è una delle antiche farmacie storiche più notevoli del Lazio.
Come organizzare l'uscita
Trisulti si trova sopra Collepardo, in una posizione che richiede un po' di strada di montagna: non è la gita da mezz'ora, è quella da mezza giornata abbondante. Chi parte da Sora fa bene a mettere in conto anche il tempo per fermarsi: intorno alla Certosa i boschi sono fitti e il paesaggio invita a rallentare.
Le erbe della montagna
La farmacia della Certosa non è un allestimento scenografico: è quello che resta di un'attività economica durata secoli. I monaci raccoglievano le erbe sui monti circostanti e con quelle preparavano unguenti, medicamenti e liquori, conservati in vasi di terracotta. Per lungo tempo, fino all'età moderna, quella produzione è stata l'attività principale della comunità, e la ricchezza degli arredi settecenteschi che si vedono oggi ne è la prova diretta.
È anche una chiave per leggere il paesaggio intorno. I Monti Ernici non erano uno sfondo panoramico ma una dispensa: la posizione della Certosa, isolata e in quota, aveva a che fare con quello che cresceva lì e non altrove. Guardare i boschi dopo aver visto la farmacia è un'esperienza diversa dal guardarli prima.
La strada, il silenzio e i tempi reali
Trisulti si raggiunge per una strada di montagna che sale sopra Collepardo, e questo determina i tempi: la distanza in chilometri da Sora dice poco, il navigatore va preso con un margine. Non è la gita da infilare fra due appuntamenti — è un'uscita da mezza giornata abbondante, e chi la comprime rischia di passare più tempo in auto che sul posto.
Il compenso è il silenzio. Quando si spegne il motore nel piazzale, la prima cosa che si nota è che non c'è rumore di fondo: solo il bosco. Per chi viene dalla città è la ragione principale per cui vale la pena affrontare la salita, prima ancora della chiesa, della farmacia e della biblioteca.
Chi vuole costruire una giornata intera può abbinarla all'Abbazia di Casamari, che si trova sulla stessa direttrice. Sono due mondi monastici diversi — la clausura certosina e la comunità cistercense — e visitarli lo stesso giorno rende evidente la differenza.
Da Sora verso i monti
Il B&B Piazza Noua 1831 è una base comoda per le gite di mezza giornata verso i monasteri e i borghi dei Monti Ernici, con il parcheggio gratuito per chi si muove in auto.